
Rinomato già al tempo dell’Antica Roma, questo straordinario tratto di costa di 14 miglia, dove la muraglia dei Monti Lepini si tuffa a picconel mare, è tutto un susseguirsi di incantevoli calette, fiordi nascosti, grotte carsiche e suggestivi borghi che le hanno valso l’appellativo di “divina” e l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’Unesco.
La Costiera Amalfitana – delimitata da Positano e Vietri sul Mare – occupa un ampio tratto del versante meridionale della montuosa Penisola Sorrentina. Una vera e propria muraglia che si allunga per circa 22 miglia da Punta Campanella a Sorrento dove impetuosi torrenti hanno modellato profondi e ripidi valloni sulle cui pendici, tra terrazze di limoneti, vigneti e orticelli sospesi sul blu, si aggrappano paesini che sembrano presepi.
La costa Sud della Penisola Sorrentina – che separa il Golfo di Napoli dal Golfo di Salerno – inizia dalla sua estrema propaggine, Punta Campanella, uno scosceso promontorio calcareo alto quasi 500 metri proteso verso l’isola di Capri. Lo sormonta, accanto all’odierno faro, la Torre di Minerva, un’antica torre di avvistamento, parte di un ampio sistema difensivo costiero eretto nel tempo (IX-XVII sec.), situata probabilmente nello stesso sito dove si trovava il tempio dedicato ad Atena, fondato dai Greci e poi convertito dai Romani nel culto di Minerva.
La leggenda vuole che sia stato fatto costruire da Ulisse per ringraziare la dea dall’averlo salvato dalle Sirene incontrate nelle acque tra la sottostante baia di Ieranto e Li Galli, un arcipelago di tre affascinanti isolette – Gallo Lungo, La Rotonda e Dei Briganti – residenza di queste creature mitologiche che nella Grecia arcaica erano immaginate metà donna e metà uccello.
L’intera zona rientra nell’Area Marina Protetta di Punta Campanella dove si può ormeggiare nel Campo Boe di Marina del Cantone – baia di Nerano, un’accogliente insenatura con un’ampia spiaggia lunata alle pendici del promontorio di Sant’Antonio che la divide dalla romantica baia di Recommone, un angolo riparato con spiaggetta di candidi ciottoli e il ristorante Conca del Sogno su uno sperone di calcare a portata di tender.
A 5 miglia, superata la spiaggia di Fornillo, la costa rocciosa e tormentata si tinge di un arcobaleno di colori pastello a Positano, una “piramide” di casette strette l’una all’altra lungo ripidi vicoletti e scalinate che si arrampicano in verticale sulle pareti scoscese. Visitarla è tutto un saliscendi tra boutique e botteghe artigiane dove acquistare, oltre alle ceramiche e al limoncello, gli emblemi della “Moda Mare Positano” resa famosa dai vip arrivati in Costiera negli anni Sessanta: dai tipici sandali fatti su misura agli abiti in lino e i bikini a uncinetto. Dabbasso si allunga la Spiaggia Grande punteggiata di ombrelloni variopinti a due passi dalla Chiesa di Santa Maria Assunta – ricostruita alla fine del XVIII secolo sui resti di un’abbazia medievale – con una vistosa cupola ricoperta di scintillanti maioliche verdi e gialle che si fa notare anche dal largo.
Lasciata Positano, dotata di campo boe, navigando verso Amalfi si può dare fondo in belle insenature ornate da spiagge, come Arienzo, Cala Le Praie e Cala della Gavitella con l’unico arenile della Costiera baciato dal sole fino al tramonto. In alto, separati da Capo Sottile, estremità di un promontorio inciso da baie e grotte, si scorgono i ridenti borghi di Vettica Maggiore e di Praiano, l’antica “Pelagianum”, il cui abitato punteggiato di tempietti ed edicole votive arriva fin quasi alla spiaggia di Marina di Praia incuneata in una magnifica baia protetta da due impervi costoni rocciosi e vigilata dalla Torre a Mare di epoca medievale.
Un ottimo approdo naturale prima del sorprendente Fiordo di Furore, spettacolare spaccatura nella roccia attraversata dal torrente Sciato e sormontata da un ponte sospeso alto 30 metri, che nasconde in fondo una piccola spiaggia zeppa di gozzi colorati e una manciata di minuscole case “incollate” alla ripida falesia, tra cui quella abitata da Anna Magnani ai tempi del suo burrascoso amore con Roberto Rossellini, oggi trasformata in museo.
Anche se l’ancoraggio non è consentito (ma vi si può arrivare in tender), è assolutamente da vedere prima di visitare la vicina Grotta dello Smeraldo, suggestiva formazione carsica dove maestose colonne formate da stalattiti e stalagmiti si piantano in un’acqua dagli ipnotici riflessi.
Oltrepassato poi il lungo promontorio di Capo Conca, coronato dalla Torre Saracena, si trova un’altra invitante insenatura a un paio di miglia da Amalfi: è Conca dei Marini, con il suo minuscolo borgo di casette imbiancate a calce appese alla scogliera che arrivano quasi a filo d’acqua, collegate da ripide scalinate al porticciolo.
Cuore della Costiera, cui ha dato il nome, Amalfi – la più antica repubblica marinara, datata 839 – è una cascata a precipizio di casette bianche e vicoli intrufolati in freschi sottoportici che riveste un erto pendio aperto a ventaglio sull’azzurro del mare abbracciando il suo lido – Marina Grande – monopolizzato dagli stabilimenti balneari, e il porto turistico a due passi dal centro storico cui si accede dalla Porta della Marina.
Ne è l’epicentro Piazza Duomo, letteralmente sovrastata dalla monumentale scalinata che termina con la superba Cattedrale dedicata a Sant’Andrea Apostolo, la cui facciata – su cui spicca un lucente mosaico che rappresenta Cristo Benedicente in trono –, riportata all’originario stile neo-moresco nel XIX secolo, è preceduta da un atrio porticato che collega il campanile, il Chiostro del Paradiso di gusto gotico-orientaleggiante – l’antico cimitero dei nobili di Amalfi – con archi intrecciati e colonnine in marmo – e la Chiesa del Crocefisso, la più antica di questo complesso architettonico che risale al IX-X secolo.
Da qui inizia il movimentato Corso, sarabanda di botteghe, caffè con tavolini all’aperto e auto in transito (è l’unica strada carrabile), costruito sull’antico letto del torrente Canneto, dove fino alla peste del XIV secolo che portò alla decisione di interrarlo, gli stretti vicoletti sulle due sponde dell’abitato erano collegati da ponticelli. Risalendolo si può raggiungere la bella Valle dei Mulini dove un tempo numerose cartiere producevano la pregiata “Charta Bambagina” con stracci di lino e cotone, una tecnica che gli amalfitani avevano appreso intorno all’anno Mille dagli arabi con cui commerciavano e che si può sperimentare nel Museo della Carta ospitato in un’antica cartiera del XIII secolo, nei pressi della coeva Cartiera Amatruda, l’unica ancora attiva.
Il glorioso passato della Repubblica Marinara è testimoniato invece dall’Arsenale (visitabile) – gioiello dell’architettura medievale – dove sotto due grandi navate si costruivano e riparavano imbarcazioni da guerra, soprattutto agili e veloci galee lunghe fino a 40 metri con 120 remi.
Da non perdere anche una visita al Museo Civico nel Palazzo Comunale della città dove è custodita una copia, realizzata nel XVII secolo, delle preziose Tavole Amalfitane scritte intorno al Mille. Si tratta del più antico codice marittimo italiano – rispettato nel Mediterraneo fino al XVI secolo – in cui per la prima volta venivano regolamentati traffici e commerci e stabiliti i diritti e doveri di tutti i membri dell’equipaggio.
Ripreso il mare, subito a sinistra si nota la piccola Atrani, un incantevole borgo di pescatori che cade a picco sulla spiaggia (si può ancorare all’esterno del molo frangiflutti) cui seguono, affacciati sul mare a cavallo di un verde promontorio interamente lavorato a terrazze, il borgo peschereccio di Minori e la solare cittadina di Maiori con una spiaggia di quasi un chilometro e un porto turistico dove lasciare la barca per un’escursione nell’entroterra.
Da Maiori si può infatti percorrere, tra profumati agrumeti e belvedere, il Sentiero dei Limoni – lo stesso dove un tempo le donne chiamate “formichelle” trasportavano i limoni in grosse ceste poste sul capo, pesanti circa 50 chili – che arriva fino a Minori dove visitare il sito archeologico della Villa Romana, con i resti di una lussuosa residenza del I secolo, e poi deliziarsi nelle rinomate pasticcerie locali. Doppiata la Torre Normanna di Maiori, incantevoli insenature si avvicendano, come le baie di Cavallo Morto, infilata tra ripide scogliere, e di Erchie, con paesino marinaro e una bellissima spiaggia all’ombra della scogliera su cui si erge l’ennesima torre di avvistamento.
A meno di un miglio si incontra Cetara, pittoresco borgo alle pendici di Monte Falerio che non ha perso la sua vocazione marinara. Nel porto, ampliato d’estate con pontili galleggianti per i diportisti, riposano le paranze dopo aver pescato quelle alici da cui, una volta fermentate negli orci, si ricava la famosa “colatura” – l’antico “garum” romano – un condimento fondamentale nella gastronomia cetarese per insaporire le pietanze, in primis gli spaghetti.
Il paese di Vietri sul Mare – su cui spicca la cupola in maioliche della chiesa di San Giovanni Battista del XVII secolo – è invece celebre per la produzione di ceramiche artistiche realizzate in una moltitudine di laboratori e botteghe dove scegliere dalle piastrelle ai servizi di piatti dipinti nei tradizionali colori giallo, turchese e blu. Vi si trova anche una lunga spiaggia con due imponenti faraglioni chiamati i Due Fratelli, con cui si chiude la Riviera Amalfitana, ormai a un passo da Salerno e dal porto turistico Marina d’Arechi, il più sicuro in caso di maltempo.