RISERVA NATURALE MARINA DI MIRAMARE

//RISERVA NATURALE MARINA DI MIRAMARE

 

Istituita nel novembre 1986 è la più antica d’Italia insieme a quella di Ustica. È ormai inserita nel contesto socio-economico della zona e i cittadini vi partecipano positivamente soprattutto usufruendo del parco botanico realizzato nella fascia costiera. A mare i divieti vengono in genere rispettati, ad eccezione di qualche infrazione – dice il direttore dell’Ente Parco, Salvatore Spoto – relativa alla pesca luminosa dovuta a sconfinamenti per ristrettezza di spazi utili all’esercizio di tale attività nel golfo di Trieste.
– Ente gestore: WWF attraverso una cooperativa locale; pres. Antonio Canu; direttore Salvatore Spoto tel. 040.224147
– Sorveglianza: C.P. di Trieste, ma anche le altre “polizie”
– Strutture: la direzione è posta nel Castelletto di Miramare e una segreteria funziona da lunedì a venerdì dalle 10 alle 15. Nell’89 è stato istituito un Centro di educazione all’ambiente marino che comprende un laboratorio, un centro-visite (dotato di acquari e vasche touch-tank o per il plancton) aree esterne dedicate alle attività didattiche su programmi di conoscenza ambientale e di aggiornamento anche per le scuole.
– Superficie: una zona ristretta delimitata da gavitelli e compresa in una fascia di 200 m dalla costa prospiciente il Castello Miramare, dal molo dello stabilimento balneare Miramare-Castello alla diga foranea del porticciolo di Grignano.
– Zone e divieti:
A Miramare esiste una sola zona di tipo “A” dove, ovviamente, è vietato, praticamente tutto:
a) la navigazione, l’accesso, la sosta di imbarcazioni d’ogni genere e tipo, nonché la balneazione (salvo autorizzazione e controllo diretto dell’Ente gestore e se finalizzata a ricerca e studio);
b) la pesca sia professionale, sia sportiva con qualunque mezzo esercitata;
c) la caccia, cattura, raccolta, danneggiamento e qualunque attività possa costituire rischio o turbamento per le specie animali e vegetali nonché per l’intera area di rispetto;
d) l’introduzione di armi, anche subacquee, esplosivi e sostanze tossiche inquinanti;
e) l’asportazione anche parziale delle formazioni rocciose, dei minerali, della flora e della fauna subacquea salvo per motivi scientifici.
Esternamente al perimetro dell’area protetta esiste una zona di rispetto ampia 400 metri dove è vietata la pesca comunque esercitata, ad esclusione di quella sportiva esercitata da terra.

2018-02-05T15:53:27+00:00

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